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Arcevia

 

 

Il Villaggio trincerato di età neolitica di Conelle, l'insediamento protovillanoviano di Monte Croce Guardia. La Necropoli gallica e santuario  di Montefortino

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Dal territorio di Arcevia (535 m s.l.m.), comune montano dell’alta Valle del Misa, conosciuta come Rocca Contrada fino al 1817, proviene una ricchissima varietà di reperti preistorici e protostorici.
All’età paleolitica superiore appartiene il deposito di lavorazione della selce rinvenuto a Ponte di Pietra. Il sito venne alla luce all’inizio del secolo scorso, durante i lavori di costruzione della strada che da Arcevia conduce a Serra San Quirico e collega la vallata del fiume Misa con quelle dell’Esino. Le tre campagne di scavo organizzate dalla Soprintendenza Archeologica per le Marche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche e Paleontologiche dell’Università degli Studi di Ferrara risalgono al 1964 e, poi riprese negli anni 1987 e 1989, hanno riportato alla luce migliaia di manufatti non ritoccati e centinaia di strumenti. Inoltre furono rinvenute buche di palo e focolari, ciò fa pensare all’esistenza di bivacchi stagionali, dove i cacciatori del Paleolitico tornavano periodicamente per rifornirsi di strumenti in selce che fabbricavano sul posto e per dedicarsi alla scheggiatura delle pietre con cui realizzavano le armi per la caccia.


Nella località Conelle nel 1879, durante la realizzazione della strada Arcevia-San Ginesio, venne scavato un sito di epoca eneolitica, IV millennio a.C., periodo in cui, accanto ad oggetti fabbricati in pietra destinati all’uso domestico ma soprattutto alla guerra e alla caccia, compaiono i primi strumenti di metallo prevalentemente in rame. Gli scavi, ripresi negli anni sessanta del Novecento, portarono alla luce un lungo fossato scavato ad imbuto a scopo difensivo lungo 120m e profondo 7, che sbarrava l’accesso al pianoro triangolare, tutelato naturalmente sugli altri due lati da corsi d’acqua. Attualmente protetto con una tettoia, rappresenta uno dei rari esempi di “costruzione” preistorica atta a difendere il villaggio posto in pianura. Al suo interno sono stati ritrovati molti reperti che testimoniano la vita del villaggio in cui si praticava la caccia, l’agricoltura, la tessitura, la lavorazione di selce, legno, osso nonché di corno cervo con vera tecnica artigianale.  La lavorazione della ceramica è testimoniata da contenitori realizzati con impasto grossolano, impasto semifine, impasto fine. Tra i numerosi reperti in ceramica rinvenuti, di notevole importanza è la brocca con l’orlo obliquo e beccuccio versatoio in ceramica semidepurata.

 


A Monte Croce Guardia, in seguito alla segnalazione di ritrovamento di materiale preistorico durante i lavori di rimboscamento del Corpo Forestale dello Stato, furono intraprese diverse  campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica per le  Marche tra il 1961 e il 1995. Venne scoperto un villaggio protovillanoviano (XII-X secolo a.C.) di capanne a pianta ovale (4,20x3,80m e 4,20x3,50m) risalente all’età del bronzo finale. Si trattava di un abitato posto in altura a scopo difensivo, forse frequentato stagionalmente da gruppi di pastori transumanti. Inoltre vennero rinvenuti numerosi prodotti in ceramica realizzati con argilla depurata,  oggetti in corno, osso, bronzo e suppellettili di uso domestico quotidiano (fuseruole, pesi da telaio in terracotta, spatole, vanghette, spilloni, fibule).


A Montefortino, tra il 1894 e il 1896, fu scoperta un’importante necropoli gallica. Le quarantasette tombe ad inumazione, di cui più della metà riconducibili a guerrieri, sono datate tra la metà del IV e il III secolo a.C. e si segnalano per i preziosi corredi funebri. Accanto a tre maestose corone auree, le sepolture hanno restituito anelli, bracciali in oro, argento e pasta vitrea, utensili in bronzo, alari, coltelli, elmi, piatti e coppe, armi in ferro, oggetti relativi alla cura del corpo e all'esercizio di attività atletiche (strigili e specchi), una cospicua suppellettile domestica (vasi e calderoni di bronzo, coltelli e spiedi in ferro), che denunciano una civiltà piuttosto ricca e dai frequenti contatti con l’Etruria e la greca città di Ancona. Si tratta della più straordinaria testimonianza archeologica di tipo funerario di gruppi celtici nel territorio piceno. Qui è inoltre attestata la presenza di un santuario posto tra il bosco e una fonte d’acqua perenne. Questo importante luogo di culto, probabilmente dedicato ad una divinità salutare, fu frequentato ininterrottamente da V secolo a.C. fino alla piena età romana.


Molti dei reperti rinvenuti nei siti e nelle aree archeologiche descritte sono oggi conservati  al Museo Archeologico Statale di Arcevia, sorto nel 1996 grazie all'impegno congiunto della Soprintendenza Archeologica e dell'Amministrazione Comunale. Il Museo si compone di sei sale ed è allestito in alcuni locali  del Centro culturale San Francesco. Qui sono esposti anche tre cippi funerari in pietra, due dei quali ritraggono la porta ditis, cioè la porta degli inferi, con una piccola nicchia a destinazione cultuale-sacrale. I restanti materiali sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona, mentre alcuni reperti di Montefortino anche al Metropolitan Museum di New York.

Aree Archeologiche
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