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Fabriano

Le Aree archeologiche dei municipi romani di Attidium (Attiggio) e Tuficum (Albacina, Borgo Tufico)  

 

Il territorio di Fabriano offre interessanti spaccati di vita civile risalenti alle epoche più antiche. Numerosi rinvenimenti testimoniano infatti la presenza delle civiltà che popolarono la regione, come i Piceni, gli Umbri e i Galli fino ai Romani.
Le frazioni fabrianesi di Albacina e Borgo Tufico sorgono alla confluenza del Torrente Giano con il Fiume Esino. La morfologia del territorio ha favorito la presenza umana già in epoca preistorica e protostorica; lo si deduce dai rinvenimenti di materiali riferibili al Neolitico finale-Eneolitico. Inoltre, presso la località Vallemontagnana, vennero alla luce alcuni bronzetti votivi riconducibili alla fine del IV secolo a. C. Una testimonianza della presenza celtica nel territorio è costituita dalla sepoltura isolata di un guerriero inumato presso Moscano, il cui ricco corredo funebre era composto da armi celtiche, ceramiche attiche e bronzi di fabbricazione etrusca.

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Arcevia

Il Villaggio trincerato di età neolitica di Conelle, l'insediamento protovillanoviano di Monte Croce Guardia. La Necropoli gallica e santuario  di Montefortino


Dal territorio di Arcevia (535 m s.l.m.), comune montano dell’alta Valle del Misa, conosciuta come Rocca Contrada fino al 1817, proviene una ricchissima varietà di reperti preistorici e protostorici.
All’età paleolitica superiore appartiene il deposito di lavorazione della selce rinvenuto a Ponte di Pietra. Il sito venne alla luce all’inizio del secolo scorso, durante i lavori di costruzione della strada che da Arcevia conduce a Serra San Quirico e collega la vallata del fiume Misa con quelle dell’Esino. Le tre campagne di scavo organizzate dalla Soprintendenza Archeologica per le Marche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche e Paleontologiche dell’Università degli Studi di Ferrara risalgono al 1964 e, poi riprese negli anni 1987 e 1989, hanno riportato alla luce migliaia di manufatti non ritoccati e centinaia di strumenti. Inoltre furono rinvenute buche di palo e focolari, ciò fa pensare all’esistenza di bivacchi stagionali, dove i cacciatori del Paleolitico tornavano periodicamente per rifornirsi di strumenti in selce che fabbricavano sul posto e per dedicarsi alla scheggiatura delle pietre con cui realizzavano le armi per la caccia.

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Pollentia-Urbs Salvia: la città.

La città romana di Urbs Salvia sorge nella media valle del Fiastra sul terrazzo di III livello, il più ampio, diviso in due parti dalla via Salaria Gallica, antico percorso di espansione romano verso Nord, che funge da asse generatore dell’insediamento. Gli scavi più recenti condotti dall’Università di Macerata, hanno però consentito di appurare come il suo primo nome fosse Pollentia, un nome che risale alla fondazione coloniale del II secolo a.C. avvenuta su un sito già abitato da una piccola comunità, forse un conciliabulum di cittadini romani.
Di questa prima fondazione poco rimane, se non un edificio di culto, inglobato dalle strutture più recenti all’angolo Sud-Ovest della piazza principale, il foro, ed alcuni muri al di sotto delle strutture architettoniche che nel corso del tempo hanno arricchito l’immagine della città.
È però certamente in questa prima fase che furono definite le principali caratteristiche urbanistiche dell’insediamento, in parte rispettate all’atto della imponente riorganizzazione successiva, che avvenne in età triumvirale-augustea, alla fine del I secolo a.C., quando anche il territorio fu accatastato e la città aveva assunto il nome che manterrà per lungo tempo.

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La città Romana di Suasa

La genesi dell’abitato di Suasa, nella valle del Cesano, deve essere fatta risalire al processo di romanizzazione conseguente alla battaglia di Sentinum dell’inizio del III secolo a.C (295 a.C.) e alla definitiva conquista dell’agro gallico da parte di Manlio Curio Dentato (284-283 a.C.). Subito dopo fu dedotta la vicina colonia marittima di Sena Gallica, nella valle del Misa, mentre si cominciò a sviluppare anche il primo aggregato romano di Suasa (un forum o un conciliabulum civium Romanorum), che rispondeva alle esigenze di gestione economica del territorio circostante.
Successivamente, con la promulgazione della lex Flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo (232 a.C.), iI territorio sottratto ai Galli Senoni (l’ager Gallicus) fu distribuito in singoli lotti assegnati individualmente (viritim) ai coloni romani. In questo panorama generale Suasa si configurò come praefectura, diventando il baricentro amministrativo della media valle del Cesano, mentre la bassa valle ricadeva all’interno del territorio di Sena Gallica.

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Ancona Romana

Foto-0009Ancona fu abitata fin dai tempi dell'età del bronzo come dimostra un insediamento protovillanoviano rinvenuto sul colle dei Cappuccini. Dall'insediamento del colle Montagnolo provengono inoltre frammenti di ceramica micenea, testimonianza dei precoci rapporti con il mondo egeo che rimarranno costanti anche in età romana e bizantina.
Nella successiva epoca picena il paesaggio è caratterizzato da insediamenti sparsi tra il colle Guasco ed il colle dei Cappuccini. I reperti archeologici documentano alterni contatti con la Daunia, l'Illiria e la Grecia: Atene in particolare.

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