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Camerino

 

 

Il museo e l'antica città di Camerinum

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L’attuale città di Camerino, in posizione elevata sulla dorsale che separa la valle del fiume Chienti da quella del fiume Potenza, sorge sopra l’antico centro di Camerinum. La favorevole posizione in altura, in una zona compresa fra i due fiumi le cui vallate costituirono da sempre delle vie di comunicazione tra i versanti adriatico e tirrenico dell’Appennino, ha favorito indubbiamente la fortuna e lo sviluppo del centro che mostra una continuità di vita ininterrotta fino ai nostri giorni. La città medievale prima e moderna poi ha obliterato quasi completamente le più antiche tracce di frequentazione umana e del più antico nucleo urbano di età romana che sono emerse nel corso dei numerosi interventi archeologici di emergenza effettuati nell’area del centro urbano ma che rimangono, in gran parte, non visibili.

 


Una visita al Museo Civico della città consente di ricostruire, il complesso palinsesto delle stratificazioni archeologiche al di sotto della città moderna attraverso le testimonianze materiali restituite dal territorio e dal suo centro urbano. Il Museo ospita infatti, oltre ad una Pinacoteca che raccoglie pregevoli opere dei pittori camerti del ‘400, una notevole collezione archeologica che occupa il primo piano dell’ex Convento di San Domenico e che offre la possibilità di avere una visione sintetica dello sviluppo della città e del suo territorio a partire dalle numerose testimonianza materiali tra cui, nell’ultima sala, quelle restituite nel corso degli scavi urbani da parte della Soprintendenza Archeologica delle Marche. Frequentato già dal Paleolitico, periodo cui si datano le lame, le schegge ritoccate e le frecce che aprono l’esposizione, la vivacità economica, commerciale e culturale progressivamente acquisita dal centro antico e dal suo territorio, si sviluppa soprattutto a partire dall’età del ferro. Si riferiscono a questa fase i frammenti ceramici restituiti dalle indagini archeologiche di Piazza Garibaldi e l’ascia in bronzo ad alette di tipo piceno da Statte (X secolo a.C.), i numerosi pendagli in bronzo, fusaiole fittili e fibule in bronzo di vario tipo.


A partire dall’età orientalizzante l’intensificarsi dei rapporti commerciali con il mondo etrusco e, in particolare, con l’Etruria meridionale, condiziona profondamente le mode e i costumi locali. I due bacini in bronzo provenienti dal territorio, la oinochoe in bronzo e il frammento di anfora a figure nere, da area etrusca, inquadrabile tra il VI e il V secolo a.C. costituiscono significativi documenti di tale rapporto. Nel corso del VI e del V secolo, accanto all’influenza delle tribù senoniche che a partire dal VI secolo a.C. tendono ad occupare gran parte del territorio delle attuali Marche integrandosi con la popolazione autoctona, i rapporti commerciali dell’area camerte con gli Etruschi sul versante tirrenico e, per il tramite di questi, con l’area egea e attica in particolare si strutturano e si sviluppano ulteriormente come documentato dai frammenti di ceramica attica figurata da contrada Madonna delle Carceri e da via Colseverino, dal corredo di una sepoltura gallica di VI secolo d.C.  rinvenuta in località Vallicelle. Più recentemente, gli scavi effettuati in Piazza Umberto I hanno restituito reperti ceramici inquadrabili tra il V e il IV secolo a.C. tra cui un frammento di kylix attica a figure rosse databile al 460 a.C. e ascrivibile alla cerchia del Pittore di Pentesilea.


Il significativo sviluppo urbanistico del centro tra l’età ellenistica e l’età repubblicana è documentato dal rinvenimento di imponenti strutture murarie in opera quadrata isodoma nella già citata zona di Piazza Umberto I da mettersi, probabilmente, in relazione con opere di tipo sostruttivo.  In Piazza Mazzini sono inoltre venute alla luce strutture monumentali cui si possono ascrivere numerosi frammenti di decorazioni architettoniche fittili certamente pertinenti ad un edificio pubblico di rilevante importanza, forse un importante luogo di culto attivo nel periodo precedente alla definitiva romanizzazione del centro umbro.  


Alleata di Roma fin dal 310 a.C., anno in cui viene stipulato il foedus aequum tra l’Urbe e i Camertes Umbri in funzione antigallica, Camerinum diviene municipium nel 90 a.C. ascritto alla tribù Cornelia. La città, nella regio VI Umbria dopo la suddivisione politico-amministrativa augustea, conserva l’ordinamento municipale almeno fino al II secolo d.C. come documenta un’iscrizione relativa al simbolico rinnovo del foedus aequum da parte di Settimio Severo (CIL XI, 5631). A partire dalla sua costituzione municipale la città con il suo ager è oggetto di interventi di riorganizzazione urbanistica, infrastrutturale e monumentale. Scarse sono tuttavia le testimonianze archeologiche riferibili alla città romana e ancora da indagare è la sua topografia: controversa, in particolare, la questione dell’ubicazione del foro della città da localizzare secondo alcuni nella zona di Borgo S. Giorgio, sulla scorta del materiale epigrafico di carattere pubblico ivi rinvenuto, e nella zona centrale di Piazza Mazzini, forse proprio sotto il Teatro Marchetti, secondo altri. Forse in connessione con un’area forense porticata, che troverebbe analogie con il foro di Potentia, l’ormai noto ed imponente edificio pubblico di età augustea rinvenuto in Corso Vittorio Emanuele e caratterizzato dalla presenza di 13 colonne in calcare che costituisce a tutt’oggi l’unico monumento visibile dell’antico centro romano. Tra fine I e inizio del II secolo d.C. si data il mosaico pavimentale policromo rinvenuto nel 1975 in via Colseverino e conservato oggi presso il Museo.  A questo periodo vanno inoltre fatti risalire alcuni tratti di acquedotto in località Le Mosse (Colle Paradiso), resti di suspensurae in località Vallicelle che farebbero pensare all’esistenza di un edificio termale. Abitazioni private sono state rinvenute nella zona di Piazza Garibaldi mentre nell’ager camerte lungo le principali vie di comunicazione e le direttrici pedemonatane, si distribuiscono piccoli insediamenti sparsi e ville rustiche.


Camerinum mantenne una sua vitalità anche in età tardo antica e medievale: il recente cantiere di scavo della Soprintendenza Archeologica delle Marche in Piazza Cavour ha messo in luce una continuità di vita che dall’età romana arriva al pieno Medioevo evidenziando una fase ascrivibile all’età altomedievale attestata dalla presenza di frammenti ceramici ed oggetti di probabile tradizione longobarda. La presenza longobarda è documentata da una sepoltura con corredo (sperone in bronzo, spatha, sax in ferro) rinvenuta a Vallicelle relativa ad una necropoli che era situata con ogni probabilità subito fuori dalle mura della città romana. Sede episcopale a partire dalla seconda metà del V secolo e alla fine del VI, tra 591 e 592, la città fu infatti teatro di una battaglia campale tra i Longobardi e i Bizantini per il possesso del territorio costiero tra Ravenna ed Ancona, a seguito della quale la città fu assoggettata.
In età altomedievale la città fu sede di un ducato connesso con quello di Spoleto, subì il sacco svevo nel 1259. Nel XIV secolo entrò in possesso della famiglia signorile dei Da Varano, con i quali conoscerà un esteso periodo di benessere e sviluppo economico.

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