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Fabriano

 

Le Aree archeologiche dei municipi romani di Attidium (Attiggio) e Tuficum (Albacina, Borgo Tufico)

 

Il territorio di Fabriano offre interessanti spaccati di vita civile risalenti alle epoche più antiche. Numerosi rinvenimenti testimoniano infatti la presenza delle civiltà che popolarono la regione, come i Piceni, gli Umbri e i Galli fino ai Romani.
Le frazioni fabrianesi di Albacina e Borgo Tufico sorgono alla confluenza del Torrente Giano con il Fiume Esino. La morfologia del territorio ha favorito la presenza umana già in epoca preistorica e protostorica; lo si deduce dai rinvenimenti di materiali riferibili al Neolitico finale-Eneolitico. Inoltre, presso la località Vallemontagnana, vennero alla luce alcuni bronzetti votivi riconducibili alla fine del IV secolo a. C. Una testimonianza della presenza celtica nel territorio è costituita dalla sepoltura isolata di un guerriero inumato presso Moscano, il cui ricco corredo funebre era composto da armi celtiche, ceramiche attiche e bronzi di fabbricazione etrusca.

 

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Nel I secolo a.C. venne costituito il municipium di Tuficum, che fu iscritto nella Regione VI Augustea ed appartenne alla tribù Ufentina. Vide il suo massimo sviluppo in età imperiale, tra I e II secolo d.C., mentre la crisi economica si manifestò nel III secolo. Lo si comprende dal riutilizzo di vecchi materiali nella ristrutturazione degli edifici pubblici e privati. Il completo abbandono e la definitiva scomparsa dell’abitato sono da datare probabilmente tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo d.C. a causa della guerra goto-bizantina. In seguito le strutture antiche furono oggetto di spoliazioni, come dimostra il riutilizzo di numerose epigrafi in abitazioni e chiese nella zona. Reperti provenienti dall’area archeologica si conservano presso la casa parrocchiale della chiesa di San Venanzio, la Villa Censi Mancia (entrambi ad Albacina), il Palazzo Raccamadoro Ramelli e il Palazzo Comunale di Fabriano.
A Tuficum non sono stati ancora condotti scavi sistematici per riportare alla luce i resti del municipio romano, ma furono condotti occasionali e brevi saggi di scavo nell’Ottocento, quando furono rinvenuti una breve porzione di strada lastricata e alcuni elementi architettonici probabilmente appartenenti al Foro. Di notevole importanza è un pregiato ritratto virile bronzeo databile alla fine del III secolo d.C. che venne casualmente trovato nel 1933 nelle acque del fiume Esino ed è conservato presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche ad Ancona.
    
Attidium si trova invece nei pressi dell’attuale frazione di Attiggio, a pochi chilometri da Fabriano, alle pendici del Monte Fano, nel piccolo fondovalle dell’omonimo torrente. Il primo insediamento umano risale alla preistoria: una campagna di scavo del 1959 condotta dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche portò alla luce buche di palo delle primordiali abitazioni, un focolare, vario materiale di terracotta e punte di armi in selce. Forme di ceramica più raffinate testimoniano la vita dell’abitato basata su agricoltura e allevamento durante l’età del Rame, mentre la fase picena è attestata da vasellame in ceramica attica a figure nere risalente al V secolo a.C. Come Tuficum, anche Attidium fu fondata in seguito alla costruzione della via Flaminia nel 221 a.C. che mise in comunicazione Roma con le città dell’Adriatico, mantenendo una relativa autonomia politica e amministrativa fino alla guerra sociale (90-88 a.C.), in seguito alla quale sembra aver ottenuto lo statuto di municipium retto da un collegio di magistrati Quattuorviri. Nominato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, in età augustea il territorio attidiate rientrerà nella VI Regio e testimonianze epigrafiche ne attestano l’appartenenza alla tribù Lemonia. La città si sviluppò tra I e II secolo d.C.: risalgono a questo periodo alcuni rinvenimenti fortuiti, tra cui tratti di strade basolate, resti di un edificio a pianta quadrangolare con peristilio, tracce di un pavimento a mosaico e altre strutture parziali, individuate a partire dal secondo decennio del XX secolo.

 

Negli anni sessanta uno scavo effettuato nell’area in prossimità dell’odierna chiesa parrocchiale rivelò la presenza di sei sepolture romane, probabilmente databili tra il II ed il IV secolo d.C., dove i defunti erano deposti in fosse per lo più rettangolari rivestite da lastre di pietra o di tegole. Ma il ritrovamento più interessante avvenne negli anni 1989 e 1993, nel corso di due campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza, in località Campi San Giovanni. In quella circostanza vennero rinvenuti resti di un impianto termale probabilmente relativo ad una domus o ad una villa, con pavimenti a mosaico, un calidarium (cioè la stanza riscaldata destinata al bagno caldo), un corridoio affrescato ed una vasca rivestita con marmo. Alcuni  reperti, per lo più epigrafi, rinvenuti nel corso di queste campagne di scavo, sono murati e tuttora visibili nell’atrio di Palazzo Chiavelli di Fabriano.

 

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