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Il Teatro di Urbs Salvia

 

Il Teatro, uno dei più imponenti dell’Italia centrale, si colloca in posizione dominante su uno dei terrazzamenti più elevati nel settore Nord-Occidentale della città, in posizione periferica rispetto all’area racchiusa dalle mura. Costruito nel 23 d.C. al tempo dell’imperatore Tiberio su iniziativa di C. Fufius Geminus, alto magistrato di origini urbisalviensi divenuto Senatore, già in età tardoantica era parzialmente interrato a causa dei movimenti franosi della collina soprastante. Solo gli scavi pontifici della fine del XVIII secolo e gli scavi sistematici a partire dagli anni ’50 del secolo scorso hanno consentito di riportarlo alla luce per intero.
L’edificio, largo complessivamente 344 x 218 piedi romani (pari rispettivamente a 102,45 x  64,9m), è costruito su un robusto nucleo di cementizio con paramento esterno in opus latericium e specchiature di reticolatum. La particolare conformazione morfologica della zona prescelta per la sua costruzione se da un lato ha facilitato l’edificazione della struttura permettendo di appoggiarne parte della cavea al pendio, ne comprometteva al tempo stesso la stabilità a causa delle infiltrazioni d’acqua provenienti dal retrostante terrreno. Per questo motivo l’edificio, già in fase progettuale, fu circondato da un corridoio anulare largo 3,5m con funzione di isolamento e protezione della struttura.


L’ingresso degli spettatori era consentito dalla presenza di cinque vomitoria che dal corridoio anulare, attraverso un percorso in leggera salita, permettevano di raggiungere la media cavea e, da questa, mediante strette scale di risalita i livelli più alti delle gradinate mentre l’accesso all’orchestra e ai posti più prestigiosi era possibile attraverso due gallerie voltate, gli aditus maximi disposti al di sotto degli ultimi settori della cavea destinati ai tribunalia, i palchi d’onore. Ai lati della scena due ambienti rettangolari, le basiliche, fungevano da zone di organizzazione delle percorrenze e degli accessi: chi doveva entrare nella media e nella summa cavea solo qui incrociava coloro che raggiungevano i livelli più bassi della cavea stessa. A queste, decorate con pitture riferibili al III e al IV stile pompeiano, si accedeva sia attraverso due passaggi esterni sia attraverso la porticus post scaenam, grande piazzale bordato da portici colonnati che si sviluppava dietro all’edificio scenico.
La cavea con un diametro di circa 289 piedi romani (86m) era suddivisa in tre settori di gradinate da due praecinctiones. Ancora negli anni ’50 del secolo scorso erano osservabili i rivestimenti in materiale calcareo dei gradini, oggi purtroppo completamente perduti. La summa cavea era coronata da un portico colonnato al centro del quale si trovava un tempietto a pianta trapezoidale, il sacellum in summa cavea di cui oggi restano poche tracce. Un sistema di pozzetti per l’inserimento di intelaiature lignee consentivano, in caso di necessità, la copertura della cavea tramite un velarium che doveva proteggere gli spettatori dal sole.
Il corpo scenico si compone di un pulpitum rettilineo, il palcoscenico, di lunghezza pari al diametro dell’orchestra sostenuto anteriormente da un basso muro, il proscaenium articolato in nicchie. Al di sotto del tavolato del pulpitum sei pozzetti quadrati ospitavano i meccanismi in legno utili al funzionamento dell’auleum, il sipario che, raccolto in un canale di fronte alla scena, invece di scendere dall’alto, saliva dal basso lungo appositi pali lignei. L’edificio scenico, dalla facciata architettonicamente complessa, si sviluppava per un’altezza pari a quella della cavea. Dalle tre porte monumentali, la porta regia aperta su esedra semicircolare e le due portae hospitales laterali, entravano e uscivano gli attori. L’allestimento architettonico della facciata, sobrio in una prima fase e caratterizzato probabilmente dalla presenza di un ciclo statuario imperiale, tra fine I e II secolo d.C. dovette arricchirsi a seguito di diversi interventi di restauro e monumentalizzazione dell’edificio legati alla volontà degli urbisalviensi C. Salvius Liberalis e Vitellianus che, come documentato da un’iscrizione, si occuparono munificamente dell’abbellimento di alcune parti del teatro. Proprio a tali interventi si deve, probabilmente, l’arricchimento della facciata con l’aggiunta di colonne, rivestimenti in marmi policromi, nicchie e statue.

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