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Macerata, Villa Potenza

 

 

Il Parco Archeologico di Ricina

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I resti della antica città di Ricina sono parzialmente visibili presso la frazione Villa Potenza di Macerata. La città romana sorge su un territorio che ha restituito tracce di vita a partire dall’età preistorica, come documentato da alcuni rinvenimenti di manufatti in pietra conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Ancona.
La formazione di un centro abitato fu facilitata dalla posizione particolarmente favorevole sia per la vicinanza del fiume Potenza, in età antica probabilmente navigabile, sia per la presenza di importanti tracciati viari. In quest’area, infatti, si incrociavano la Flaminia prolaquense (diverticoli della Flaminia)  che già nel III secolo a.C. collegava Nocera Umbra con Ancona, la Salaria Gallica e le strade di collegamento con la colonia romana di Potentia (Porto Recanati) e con il municipio di Pausulae.

 


I resti della città dovevano essere ancora imponenti nel 1341 se il Rettore della Marca concesse ai Guelfi maceratesi il diritto di arroccarsi tra le rovine contro gli attacchi dei Ghibellini; nel 1432 gli statuti maceratesi inoltre concessero ai cittadini il diritto di raccogliere materiale tra le rovine, anche procedendo a demolizioni, pratica che è stata alla base della quasi totale distruzione della città.  
I numerosi ritrovamenti, avvenuti in diverse occasioni a partire dagli scavi del XIX secolo ad opera del Servanzi Collio fino a quelli più recenti, pur se in gran parte non visibili a causa della moderna urbanizzazione, documentano una intensa attività edilizia soprattutto per tutta l’età imperiale.


Grazie allo studio delle foto aeree è oggi possibile ipotizzare che la città fosse racchiusa da una cinta muraria di forma rettangolare. Al centro l'abitato era tagliato dalla strada di fondovalle (diverticolo della Flaminia) oggi obliterata dalla moderna viabilità (SS361). Un tratto di basolato di tale via,  scoperto nel 1963 durante la costruzione di un distributore di carburante, è visibile lungo la strada.  Largo 5m conserva le tracce delle ruote dei carri. Sul lato Nord-Est la strada era affiancata ad un portico, sul quale si affacciavano ambienti identificati in negozi e magazzini (tabernae)
Su questo asse stradale principale (decumanus maximus) si innestavano le vie minori a formare il caratteristico reticolato urbano tipico delle città di età romana. La piazza principale – il Foro – viene localizzato quasi al centro della città dove oggi sorge ben visibile l'edificio monumentale meglio conservato: il teatro. Già noto ad Antonio da Sangallo il Giovane, che ne realizzò un primo rilievo conservato attualmente agli Uffizi, nel corso del XIX secolo fu oggetto sia di spoliazioni (anche per costruire l’attuale ponte sul Potenza) sia dell’avvio di scavi ed indagini scientifiche.


Interamente edificato in area pianeggiante era largo nel punto di massima estensione 71,82m e si conserva attualmente per un’altezza di circa 7m.
La tribuna (cavea) era divisa in due ordini di gradinate. Dodici porte davano accesso agli ambienti di servizio mentre tutto l’edificio era circondato da un portico largo quasi 3 metri di cui si conservano solo alcune basi dei pilastri.
Il muro della frons scaenae in buono stato di conservazione, presenta tracce degli incassi delle travi che sorreggevano il piano ligneo del palcoscenico e conserva visibili in crollo frammenti della ricca decorazione. Grazie alle descrizioni degli autori ottocenteschi sappiamo che la scaenae frons era su due ordini, movimentata da colonne che delimitavano delle nicchie forse destinate e contenere delle statue.
Tra gli altri edifici pubblici identificati meritano menzione le terme scavate nel 1873 dal Servanzi Collio, probabilmente le stesse menzionate nell'iscrizione di Tuscilio Nominato che lasciando la sua eredità a Traiano fece ripavimentare piazze e strade nonchè ristrutturare un balneum (terme). Le foto aeree inoltre permettono di identificare sempre presso il foro un tempio, il principale edificio di culto di Ricina.
Numerosi i rinvenimenti di pavimentazione a mosaico, spesso policromi perlopiù riferibili ad abitazioni private.
Le necropoli sono state localizzate alle estremità opposte della città. 


Sepolture e resti di monumenti funerari sono emersi nel corso del tempo a Ovest lungo la strada statale.
Il ritrovamento di maggior rilievo è quello di 150 blocchi di pietra quasi tutti scolpiti e decorati, avvenuto negli anni 1966-1967, nel corso di lavori di cava nell’alveo del fiume Potenza, dove erano stati riutilizzati forse in età medievale come argine. Essi hanno permesso di ricostruire almeno 6 monumenti funerari di diversa tipologia. Attualmente i frammenti sono conservati sotto una tettoia nei pressi del teatro. Viste l’area del ritrovamento e la presenza di resti di murature, è plausibile pensare che essi provenissero da un’area estremamente vicina, nella quale si deve pertanto collocare la seconda necropoli della città.
Un’iscrizione (C.I.L. IX 5747) conservata nell’atrio del palazzo comunale di Macerata ricorda che Settimio Severo elevò la città al rango di colonia nel 205, attribuendole il nome di Helvia Ricina Pertinax.

Aree Archeologiche
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