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Le mura di Urbs Salvia

 

 Le mura di Urbs Salvia, costruite in età augustea, all’atto della riorganizzazione urbanistica della città racchiudendo un’area di più di 420.000m2, una delle più ampie dell’Italia centrale, disegnano un percorso di forma pressoché quadrangolare, lungo circa 2.700m. I lati Sud e Nord sono rettilinei e perpendicolari al dislivello morfologico, gli angoli così formati sono protetti in almeno due casi da torri. Il lato Est forma un angolo ottuso ed è in parte condizionato dall'andamento del pendio. Qui lo spessore della cinta si riduce in quanto il pendio fungeva in parte da difesa naturale. Gli angoli sono smussati e protetti da torri per facilitare la difesa e non lasciare ai nemici punti deboli, così come prescritto da Vitruvio, uno dei maggiori architetti dell’antichità.
 “Le fortificazioni non devono essere né di forma quadrata né formare angoli, ma arrotondate, affinché i nemici possano essere visti da più lati….gli angoli infatti proteggono più i nemici che i cittadini”.

 

Una delle porte principali si apriva sulla Salaria Gallica, oggi la struttura della porta non è più quasi visibile, in gran parte coperta dall’interro, ma di essa si conserva parte del mesopirgo da cui era protetta. Si tratta di un cortile aperto, di forma trapezoidale, che consentiva di aggredire i nemici che cercavano di entrare da sopra e dai fianchi. Le ali del mesopirgo sono protette da due torri di forma pentagonale all'esterno. La porta con ogni probabilità era caratterizzata da un cortile detto “cavedio”. Questo, chiuso da due porte, consentiva agli assediati di colpire dall’alto e con facilità i nemici che avessero superato, sfondandola, la porta più esterna, intrappolati in uno spazio chiuso e angusto.
Lungo la cortina si dispongono a distanze regolari, non superiori a quella di un tiro di freccia, le torri di forma ottagonale, più vicine fra loro dove il pendio è meno ripido più distanziate dove il pendo consentiva una più agevole difesa. La forma ottagonale, come ancora Vitruvio ricorda, era la più adatta a resistere agli attacchi delle macchine belliche
 “ le torri devono essere di forma rotonda o poligonale, infatti le macchine belliche con più facilità distruggono le torri quadrate in quanto gli arieti colpendo gli angoli li danneggiano”.
Sono costruite interamente in mattoni, una tecnica detta opera testacea, e, poiché sono estremamente sottili, larghe circa 1,5m, con ogni probabilità il cammino di ronda era ampliato con strutture lignee. Questo infatti doveva consentire il passaggio di almeno due uomini armati.
 “Penso che la larghezza delle mura deve essere calcolata in maniera tale che due uomini armati possano incrociarsi senza impedimenti”.
Nei punti di ingresso della viabilità secondaria, grazie alla quale si accedeva al teatro o alle aree più elevate della città, si aprivano delle postierle, cioè delle piccole porte, difese da torri, torri che dovevano garantire la protezione della porta in caso di attacco e nel contempo facilitare eventuali sortite degli assediati.
Lungo le mura correva la cosiddetta via pomeriale. Pomerium era il limite sacro invalicabile segnato dalle mura e la strada doveva consentire un facile accesso ad ogni punto del sistema difensivo, in maniera tale che, in caso di assedio, gli assediati potessero muoversi con facilità e rispondere rapidamente ad ogni aggressione in punti diversi.
La porta Sud è oggi inglobata nella chiesa della frazione Convento di Urbisaglia e di essa rimangono scarsi spezzoni di muro. La costruzione dell’edificio di culto sopra la via ha obbligato quest’ultima a fare una leggera curva a metà della città, curva che ancora conserva la strada attuale attraversando l’area del Parco Archeologico.
La porta più interessante della città è però certamente la cosidetta porta Gemina, si tratta di un ingresso doppio, per questo detto “Gemina” sopra il quale è stato edificata nell’ottocento un’abitazione che ne ha garantito la conservazione. Non presenta un cortile, ma il passaggio avveniva attraverso due corridoi, forse comunicanti, che garantivano il superamento di un ampio dislivello tra l’area esterna, verso cui arrivava la strada proveniente dall’antica colonia di Firmum e l’interno da cui partiva una delle maggiori arterie urbane che arrivava fino al teatro.
Visto anche il fatto che essa è costruita in pietra e non in mattoni, possiamo pensare essere stata costruita successivamente al resto delle mura, forse nel III secolo d.C.

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