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Osimo

 

 

La colonia romana di Auximum e  l’area archeologica di Montetorto

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La colonia romana di Auximum, situata su un pianoro a 265 m, strategicamente molto importante per il controllo delle valli dell’Aspio e del Musone, venne fondata nel 157 a.C. Prima ancora però, nelle età pre e protostorica, la zona era frequentata da popolazioni, la cui presenza è testimoniata dal ritrovamento, presso la bassa valle del fiume Musone, di numerosi oggetti di selce scheggiati, ossa di animali e corna di cervo, datati al Paleolitico superiore (40.000-12.000 anni fa). Nel IX secolo a.C. sul colle di Osimo e sull'altura di Monte San Pietro si stanziarono i Piceni; la loro presenza è dimostrata da insediamenti distinti con relative necropoli, mentre la presenza dei Galli Senoni in questo territorio è attestata dal rinvenimento di  alcune tombe nella vicina località San Filippo. Si ipotizza che proprio alla presenza del popolo gallico possa essere riportata l’etimologia del nome di Osimo, che potrebbe derivare dalla radice celtica uxama, città elevata. Menzionato da Strabone e da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, in età augustea il territorio osimano rientrerà nella V Regio e testimonianze epigrafiche ne attestano l’appartenenza alla tribù Velina. La città ricoprì un ruolo importante durante le guerre civili: nel I secolo a.C. Pompeo vi reclutò soldati e fu occupata da Giulio Cesare nella discesa verso Roma dopo il passaggio del Rubicone.  L’importanza di Osimo si protrasse oltre la fine dell’Impero romano, teatro di vicende militari durante la guerra greco-gotica (535-553).


Tuttora ad Osimo è visibile l’impronta di Roma  soprattutto nel centro storico, in cui è facilmente riconoscibile lo schema del castrum, caratterizzato dall’asse viario detto cardo e dal decumano (oggi corso Mazzini), ma il principale monumento cittadino è la cinta muraria della città romana, databile al II secolo a.C. Le mura sono state realizzate con grandi blocchi di arenaria proveniente dai colli vicini con la tecnica dell’opus quadratum. Tale cortina muraria presenta una larghezza di 2m e un’altezza di almeno 10m; tre sono le porte individuate.

 


Di particolare rilievo è la fontana monumentale chiamata Fonte Magna, posta sotto lo strapiombo delle mura romane. Secondo la leggenda popolare, Pompeo Magno, durante la guerra contro Cesare, avrebbe fatto sosta qui per abbeverare i cavalli e arruolare nuovi soldati. Più verosimilmente la denominazione deriverebbe dall’essere una delle più importanti risorse idriche della città oggi ancora attiva. Questa fonte, costruita per uso pubblico tra I secolo a. C. e il I secolo d. C. ed oggi conservata per una altezza di quasi 6 m, è uno dei pochi monumenti antichi delle Marche di cui ci narrano la fonti storiche (Procopio di Cesarea nel De bello gothico).
L’area archeologica di Montetorto di Casenuove conserva una delle più interessanti testimonianze di villa rustica romana, cioè una azienda agricola. L’invasione dei Romani comportò la spartizione del terreno agricolo tra i nuovi arrivati; la fattoria di Monte Torto s’inserisce nel contesto della centuriazione della media valle del Musone. Il complesso produttivo si articola in una serie di ambienti – frantoi, cantine e magazzino – collegati fra loro e disposti intorno ad un ampio cortile porticato. Di grande interesse per lo stato di conservazione sono i due ambienti con frantoi, i torcularia, destinati rispettivamente alla lavorazione del vino e dell’olio. I materiali archeologici raccolti durante gli scavi condotti negli anni 1982-1995 suggeriscono che la fattoria fosse attiva tra la fine del I secolo a. C. e il I d.C.


La sezione archeologica del Museo Civico di Osimo, sita in un’ala del piano nobile di Palazzo Campana, comprende materiali di proprietà statale, comunale e privata. Qui sono stati raccolti materiali rinvenuti nell’area di Monte Torto, ma anche reperti risalenti all’Età Eneolitica, del Bronzo ed altri appartenuti alle popolazioni celtiche e picene. Di particolare rilievo la pregevolissima “testa di Vecchio” della prima metà del I secolo a. C., alta 31 cm, che ritrae molto realisticamente un patrizio romano, e la stele funeraria con una coppia di sposi scolpita su pietra calcarea e risalente al I secolo a.C.  Sono da segnalare le dodici statue marmoree acefale (decapitate) del I-II secolo d.C. visibili nell’atrio del palazzo comunale che  hanno dato agli osimani il nomignolo di “senza testa”.

 

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