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Porto Recanati

 

Il Parco Archeologico di Potentia

Colonia romana istituita, contemporaneamente a quella di Pisaurum nell’agro Gallico, nel 184 a.C. (Livio XXXIX, 44, 10), Potentia sorge e si sviluppa a sud della foce del fiume Potenza, Flosis in antico, a circa 3,5 km di distanza in direzione Sud dall’attuale centro di Porto Recanati. La colonia, in prossimità del porto di foce e dello sbocco della stessa vallata fluviale, importante percorso transappeninico di collegamento fra Tirreno e Adriatico, viene fondata in un luogo certamente strategico dal punto di vista militare e favorevole dal punto di vista economico sia grazie alla disponibilità di terre fertili, da distribuire ai veterani delle campagne puniche, sia grazie alla proiezione dell’insediamento sul mare Adriatico di cui già in età preromana sono note le potenzialità economiche.

 


Percorrendo la SS16 in direzione Ancona, sul lato ovest della strada sono visibili i resti archeologici relativi ad una delle zone centrali della città antica emersi nel corso delle indagini di scavo condotte dal 1982 al 2007 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e che hanno interessato l’area a Sud Est dell’incrocio fra i due principali assi viari cittadini, mettendo in luce un complesso e articolato palinsesto stratigrafico che documenta le trasformazioni subite da questo particolare settore tra la prima età imperiale e l’età paleocristiana.


Nel 2005 un intervento di scavo nel settore settentrionale dell’area indagata ha messo in luce, per la prima volta, livelli riferibili ad una fase pre-romana inquadrabile tra la seconda metà del V e l’inizio del IV secolo a.C. In alcuni dei settori indagati, inoltre, recentemente sono venuti alla luce livelli di frequentazione riferibili ad una fase precoloniale inquadrabile tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C.
Alla colonia, che doveva probabilmente ospitare un contingente di 2000 coloni, viene destinata un’area abitativa di 16 ettari. Dopo dieci anni dalla sua deduzione la città è interessata da un importante progetto di sistemazione urbanistica finanziato dal censore Q. Fulvio Flacco che, stando alla fonte liviana (Liv. XLI, 27, 1 e 10-13), avrebbe riguardato la realizzazione di una serie di importanti infrastrutture tra cui la cinta muraria in opera quadrata, la rete fognaria nonché la monumentalizzazione degli spazi pubblici con l’avvio della costruzione del tempio cittadino e di portici e botteghe intorno alla piazza forense.


All’età giulio-claudia si può ascrivere la costruzione del portico intorno al tempio di Giove e una ulteriore articolazione del complesso monumentale. In età augustea la città conosce, in effetti, una notevole espansione economica da connettersi, probabilmente, con il forte legame istituito con il potere centrale e del quale abbiamo numerose testimonianze. I dati archeologici di cui ad oggi disponiamo consentono di intercettare solo poche tracce delle ulteriori trasformazioni edilizie ed urbanistiche avvenute nel corso del II secolo d.C., periodo di ulteriore espansione della città che diviene centro nodale di traffico sul tracciato viario di collegamento Nord-Sud della penisola. Dopo una leggera flessione economica e sociale, riflessa dal calo demografico documentato dalla necropoli, il IV secolo si presenta come un momento di ripresa economica cui consegue la ripresa delle attività edilizie e alcuni cambiamenti d’uso degli edifici esistenti: l’area santuariale si trasforma in un complesso destinato all’immagazzinamento delle derrate alimentari. Se fino al V secolo Potentia, sede vescovile, presenta ancora una discreta vitalità economica, la progressiva contrazione dell’abitato segna l’inizio del collasso della città che diverrà definitivo anche a causa dell’interruzione, sotto il dominio longobardo, del vitale collegamento con il mare. Di una possibile continuità di insediamento ancora nel VII secolo sono scomparse le tracce.


Il progressivo spopolamento causato dalla pressione delle invasioni barbariche e dalla crisi economica conseguente alla chiusura dei traffici marittimi determina infatti il sostanziale abbandono delle opere di difesa del territorio come, ad esempio, la manutenzione degli argini del fiume che causa la progradazione della linea di costa e il definitivo impaludamento della città romana.

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