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San Severino Marche

 

 Parco archeologico di Septempeda ed il Museo Civico Archeologico

Città della regio V ricordata, tra gli altri, da Strabone (V, 4,2) e da Plinio (Naturalis Historia III, 13, 111) Septempeda nasce probabilmente come luogo di sosta lungo il diverticolo prolaquense della via Flaminia nella vallata del Potenza. Attraverso un percorso intervallivo la città era collegata sia con la Salaria Gallica attraverso Urbs Salvia, sia direttamente con la Salaria secondo un percorso che attraversava alcune delle principali città del Piceno Falerone (Falerius Picenus), Fermo (Firmum) e quindi Ascoli (Asculum).


L’area del Parco archeologico si colloca circa 2 Km ad Est della città di S. Severino Marche, in un’area pianeggiante a Nord dell’alveo del fiume Potenza, in gran parte attualmente tagliata dalla SS. 361 Settempedana-Camerte. La rilevante concentrazione di evidenze archeologiche attesta tracce di una frequentazione umana già a partire dall’età picena. A partire dal III secolo a.C. una serie di rinvenimenti documentano il processo di progressiva occupazione del pianoro che culminerà poi con l’assetto urbano dato al centro in età romana. Scavi recenti, in particolare, nei pressi della porta meridionale sembrano infine documentare come tale area fosse occupata tra III e II secolo a.C. da una necropoli, i cui materiali, in parte esposti presso il Museo Civico Archeologico, documentano un’interessante fase ellenistica.
La Via Flaminia Prolaquense, che con direzione Ovest-Est corre parallela e lungo il terrazzo sul Potenza, ha costituito il decumanus maximus della città che, dividendo lo spazio urbano in due aree ben definite – pianeggiante quella sud, in leggero declivio quella nord - ne ha definito e condizionato l’impianto urbanistico. L’area occupata dalla città è tuttora delimitata da lunghi tratti di mura urbane in grossi blocchi d’arenaria con un percorso pseudo-ovale che si adatta alla conformazione del pendio. Ben conservate le due porte Sud ed Est (la prima delle quali visibile), entrambe a mesopirgo concavo. Visibili solo in parte, in quanto interrati o coperti dalla vegetazione, i tratti di mura nella zona Est.

 


Riguardo all’assetto topografico della città i dati sono, ad oggi, ancora piuttosto scarsi. Lungo il decumanus, forse in prossimità del foro, si ubica un imponente complesso termale. L’edificio, in parte scavato nel 1971, attualmente recintato e dotato di un apparato didattico e illustrativo, si struttura intorno ad un piazzale. Questo, pavimentato con mattoncini disposti a spina di pesce (opus spicatum), è circondato su tre lati da un portico a pilastri e dotato di una piscina. Su di esso si affacciano gli ambienti riscaldati (calidarium) ancora identificabili grazie alla conservazione delle suspensurae, colonnine in mattoni che permettevano la creazione di un’intercapedine al di sotto del pavimento attraverso la quale circolava l’aria calda che riscaldava gli ambienti.
In prossimità della stessa zona già precedentemente, in età repubblicana, doveva ubicarsi un santuario probabilmente dedicato, come suggerito dall’iscrizione CIL 5711, alla dea Feronia. Dall’area provengono interessanti frammenti di decorazione architettonica fittile e vasetti miniaturistici con funzione cultuale. Dedicata alla produzione della ceramica a vernice nera doveva, inoltre, essere la fornace rinvenuta nei pressi.

Nelle vicinanze della Chiesa della Pieve sono inoltre stati individuati, a partire dal 1922, resti di due domus imperiali di cui non è possibile ricostruire lo schema planimetrico ma che hanno restituito quattro pavimenti musivi dei quali il più antico databile alla fine dell’età repubblicana, e gli altri - uno dei quali esposto all’ingresso della sezione romana del Museo - di piena età imperiale e collocabili cronologicamente nel corso del II secolo.
Nelle immediate aree periurbane si sviluppava il quartiere artigianale del quale sono state portate alla luce un complesso di fornaci per la cottura dei laterizi e della ceramica in uso fra I e IV secolo d.C. Si tratta di una struttura principale a corridoio centrale con praefurnio intorno alla quale si dispongono almeno altre 5 fornaci ed una vasca utilizzata probabilmente per la decantazione della materia prima.
Lungo la viabilità principale, ad Est ed Ovest della città, erano collocate le necropoli a noi note, delle quali solo di quella Ovest un nucleo scavato nel 1973 è collocabile topograficamente a Sud della Strada Statale.

 


Il Museo Archeologico Giuseppe Moretti di San Severino Marche - intitolato al noto archeologo septempedano e allestito nella sede dell’Antico Episcopio di Castello al Monte - consente al visitatore di ripercorrere, attraverso il percorso espositivo, la storia della città e del territorio a partire dall’età preistorica e fino all’età medievale.
Ricca di estremo interesse l’esposizione di manufatti inquadrabili tra il Paleolitico e l’età del Bronzo e parte della Collezione Pascucci, medico condotto che, alla fine dell’800 e in pieno clima positivista, si era dedicato alla raccolta delle testimonianze restituite dalla città e dal comprensorio. Degna di rilievo, inoltre, la parte espositiva relativa alla necropoli picena di Monte Penna e dalle tombe di Frustellano e di Ponte di Pitino.

 

Gli splendidi corredi restituiti dalle necropoli, inquadrabili tra il tardo orientalizzante e il V secolo a.C., costituiscono un esempio emblematico dell’adozione nel corso del VII secolo a.C. da parte delle comunità picene della cultura di tipo principesco affermatasi nell’Italia tirrenica un secolo prima e che aveva determinato, anche in area picena, l’enorme afflusso di ricchezze e beni di lusso importati dall’Oriente e dall’Etruria.
Per quanto riguarda la sezione del Museo dedicata all’età romana si segnalano, accanto ad un frammento di Fasti consolari e ad un ritratto virile di età giulio-claudia, i materiali provenienti dalle necropoli tra cui un interessante base marmorea con scena di apoteosi, corona di alloro e iscrizione dedicatoria a Flavio Valerio Costanzo da parte del Senato municipale di Septempeda e un frammento di urna cineraria cilindrica in marmo decorata a rilievo da una figura di erote stante con fiaccola rovesciata nella mano destra e corona di alloro nella sinistra.
Ben tre vetrine sono poi dedicate ai materiali (frammenti di decorazione architettonica policroma e vasetti miniaturistici) restituiti dall’area del santuario dedicato a Feronia. Conclude il percorso espositivo la vetrina dedicata agli scavi realizzati durante i lavori di ristrutturazione del complesso medievale del Castello che ospita il Museo.

 

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